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Statuto

Titolo VII
Collegio Arbitrale

Art. 35 (Controversie devolute al Collegio Arbitrale)

Sono devolute alla cognizione d’arbitri rituali secondo le disposizioni di cui al D. Lgs. 5/03, nominati con le modalità di cui al successivo art. 36, salvo che non sia previsto l’intervento obbligatorio del P.M.:

  1. tutte le controversie insorgenti tra soci o tra soci e società che abbiano ad oggetto diritti disponibili, anche quando sia oggetto di controversia la qualità di socio;
  2. le controversie relative alla validità delle deliberazioni assembleari;
  3. le controversie da amministratori, liquidatori o sindaci, o nei loro confronti.

La clausola arbitrale di cui al comma precedente è estesa a tutte le categorie di soci, anche non cooperatori.
La sua accettazione espressa è condizione di proponibilità della domanda d’adesione alla cooperativa da parte dei nuovi soci.
L’accettazione della nomina alla carica d’amministratore, sindaco o liquidatore è accompagnata dall’espressa adesione alla clausola di cui al comma precedente.

Art. 36 (Composizione del Collegio Arbitrale – regole procedurali)

Gli arbitri sono in numero di:

  1. uno per le controversie di valore inferiore ad euro cinquemila. Ai fini della determinazione del valore della controversia si tiene conto della domanda d’arbitrato, osservati i criteri di cui agli artt. 10 ss. c.p.c.;
  2. tre per le altre controversie.
    Gli arbitri sono nominati dal Presidente della C.C.I.A.A. di Trento.

In difetto di designazione, sono nominati dal Presidente del tribunale nella cui circoscrizione ricade la sede.
La domanda d’arbitrato, anche quando concerne i rapporti tra soci è comunicata alla società, fermo restando quanto disposto dall’art. 35, comma 1 del D. Lgs. n. 5/03.
Gli arbitri decidono secondo diritto. Fermo restando quanto disposto dall’art. 36 D. Lgs. n. 5/03 i soci possono convenire di autorizzare gli arbitri a decidere secondo equità o possono dichiarare il lodo non impugnabile, con riferimento ai soli diritti patrimoniali disponibili.
Gli arbitri decidono nel termine di mesi tre dalla costituzione dell’organo arbitrale, salvo che essi proroghino detto termine per non più di un sola volta nel caso di cui all’art. 35, comma 2, D.Lgs n. 5/03, nel caso in cui sia necessario disporre una C.T.U. o in ogni altro caso in cui la scadenza del termine possa nuocere alla completezza dell’accertamento o al rispetto del principio del contraddittorio.
Nello svolgimento della procedura è omessa ogni formalità non necessaria al rispetto del contraddittorio. Gli arbitri fissano, al momento della costituzione, le regole procedurali cui si atterranno e le comunicano alle parti. Essi, in ogni caso, devono fissare un’apposita udienza di trattazione.
Le spese di funzionamento dell’organo arbitrale sono anticipate dalla parte che promuove l’attivazione della procedura.